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Gentilissimi genitori, vi scrivo per condividere con voi il mio parere in merito ad un fenomeno ormai diffusissimo: i gruppi whatsapp dei genitori.

Trovo personalmente che la tecnologia agevoli la nostra vita in molti modi, ma alcune sfaccettature del suo uso vanno accuratamente ponderate. Parto da un presupposto: le nuove generazioni fanno più fatica ad emanciparsi e ad assumere le proprie responsabilità. Fanno fatica a riconoscere l'”autorità” degli adulti. Direi, anzi, che spesso gli adulti stessi abdicano al proprio ruolo, rivendicando prerogative tipicamente adolescenziali. Anche per questo i nostri ragazzi, che apparentemente sembrano forti, in realtà sono estremamente fragili.

Cosa c’entrano i gruppi whatsapp? Beh, c’entrano nella misura in cui attraverso questo strumento i genitori sollevano i figli dalle proprie responsabilità.

Mi spiego meglio: se mio figlio ha dimenticato di scrivere sul diario i compiti, se non sa come risolvere un problema, non ha preso appunti in classe…ecco in soccorso il gruppo whatsapp dei genitori. Risultato: il problema sarà fatto senza sforzo e l’impreparato per non aver studiato scongiurato. Meraviglioso no?

Se non fosse che concentrarsi su un problema serve a imparare a risolverlo e prendere un impreparato insegna a stare attenti in classe e a segnare i compiti. E, nel lungo periodo, l’effetto sarà un adulto maturo e che non scappa di fronte alle responsabilità.

Ma ancora più sconcertanti sono le comparazioni dei voti dei figli tramite il gruppo. Mio figlio ha preso 5, il tuo 7, un altro 8…. ma come, il compito era uguale. Ha sbagliato il professore, sicuramente, anzi ora vado a scuola e gliene dico quattro, tu stai tranquillo, figlio mio. Il tutto senza tener conto che il voto dato ad ognuno è frutto della valutazione di quel ragazzo, che è unico e soprattutto è un essere in crescita, e non va mai, e dico mai ridotto ad un semplice voto.

Continuo, e concludo, coi danni che i gruppi possono creare quando si apre una discussione su un argomento serio. In un dialogo vero ognuno dice la propria, ci si guarda in faccia, ci si dice anche il non detto con lo sguardo. In un dialogo mediato dal telefono le frasi sono slegate, ognuno scrive una cosa seguendo il filo del proprio pensiero, chi si unisce a conversazione iniziata legge le ultime frasi e interviene su quelle senza sapere il discorso pregresso. E così, facilmente, se all’inizio si parlava di uva, alla fine si parlerà di castagne e nessuno andrà mai a ritroso per ricostruire qual era l’oggetto della discussione.

Vi invito pertanto ad una seria riflessione e a considerare il gruppo semplicemente per quello che è, ovvero un veloce mezzo di diffusione di informazioni “smart” (consiglio di classe alle 5, domani portare i soldi per il teatro ecc.ecc) e non il sostituto del sano, meraviglioso, contatto umano.

Cordialmente, Rita Troiani.